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4 Luglio 2025 Neurologia


Tutto quello che devi sapere sull’esame diagnostico che valuta la salute dei tuoi muscoli e nervi

L’elettromiografia (EMG) è un esame diagnostico che spesso genera ansia e interrogativi nei pazienti. Se il tuo medico ti ha prescritto questo test, è normale avere domande su cosa comporti, se sia doloroso e cosa possano rivelare i risultati. In questo articolo esploreremo tutti gli aspetti fondamentali dell’elettromiografia per aiutarti ad affrontare l’esame con maggiore serenità e consapevolezza.


Cos’è l’elettromiografia e come funziona

L’elettromiografia è un esame neurofisiologico che misura l’attività elettrica dei muscoli e dei nervi periferici. Durante il test, vengono utilizzati sottili elettrodi ad ago che vengono inseriti nei muscoli per registrare i segnali elettrici prodotti dalle fibre muscolari durante il riposo e la contrazione volontaria. Spesso l’EMG viene abbinata alla elettroneurografia (ENG), che valuta la velocità di conduzione dei nervi attraverso elettrodi di superficie posizionati sulla pelle.

Il funzionamento dell’esame si basa sul principio che muscoli e nervi sani producono pattern elettrici caratteristici. Quando sono presenti patologie, questi pattern si modificano in modo specifico, permettendo al medico specialista di identificare la natura e la localizzazione del problema. L’esame viene eseguito da un neurologo o neurofisiologo in un ambiente ambulatoriale e la durata esatta dipende dal numero di muscoli e nervi da esaminare, generalmente tra i 30 e i 60 minuti.


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Quando il medico prescrive l’elettromiografia

L’elettromiografia viene prescritta quando il medico sospetta disturbi che coinvolgono il sistema nervoso periferico, i muscoli o la giunzione neuromuscolare. I sintomi più comuni che possono portare alla prescrizione di questo esame includono debolezza muscolare persistente, formicolii e intorpidimenti degli arti, dolori neuropatici, crampi muscolari ricorrenti o perdita di sensibilità in specifiche aree del corpo.

Le patologie che possono essere diagnosticate attraverso l’EMG sono numerose e comprendono sindromi da intrappolamento nervoso come la sindrome del tunnel carpale, neuropatie periferiche di varia origine (diabetiche, alcoliche, autoimmuni), malattie dei motoneuroni, miopatie muscolari e disturbi della trasmissione neuromuscolare come la miastenia gravis. L’esame è particolarmente utile anche per monitorare l’evoluzione di patologie già diagnosticate e valutare l’efficacia delle terapie in corso.


L’esame è doloroso? Cosa aspettarsi durante l’elettromiografia

Una delle preoccupazioni principali dei pazienti riguarda il dolore associato all’elettromiografia. È importante essere onesti: l’esame può causare un certo fastidio, ma il dolore è generalmente tollerabile e di breve durata. Durante la fase di elettroneurografia, potresti avvertire piccole scosse elettriche quando vengono stimolati i nervi, simili a quelle che si provano toccando accidentalmente un filo elettrico.

La fase dell’elettromiografia vera e propria, con l’inserimento degli aghi nei muscoli, può provocare una sensazione simile a quella di un’iniezione intramuscolare. Il fastidio è maggiore in alcuni muscoli più sensibili, ma l’ago utilizzato è molto sottile e il disagio si attenua rapidamente. Durante l’esame, il medico ti chiederà di contrarre e rilassare specifici muscoli, e potrai sentire dei caratteristici suoni provenienti dall’apparecchiatura, che rappresentano l’attività elettrica registrata. La maggior parte dei pazienti riferisce che l’ansia pre-esame è spesso peggiore del fastidio reale provato durante il test.



Come interpretare i risultati e i passi successivi

I risultati dell’elettromiografia forniscono informazioni dettagliate sullo stato funzionale di muscoli e nervi. Il referto includerà parametri tecnici come la velocità di conduzione nervosa, l’ampiezza dei potenziali elettrici e la presenza di attività patologica spontanea nei muscoli. Tuttavia, questi dati tecnici devono sempre essere interpretati dal medico specialista nel contesto dei sintomi clinici e di altri esami diagnostici.

Un risultato normale dell’EMG può escludere molte patologie neuromuscolari, ma non necessariamente tutte, specialmente se i sintomi sono in fase molto precoce. Al contrario, risultati patologici permettono di localizzare con precisione la sede del danno e di orientare verso specifiche diagnosi. Dopo aver ricevuto i risultati, è fondamentale programmare un colloquio con il medico che ha prescritto l’esame per discutere il significato dei dati emersi e pianificare eventuali approfondimenti diagnostici o terapie appropriate. In alcuni casi, potrebbe essere necessario ripetere l’esame a distanza di tempo per monitorare l’evoluzione della condizione.


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30 Giugno 2025 Ortopedia


La guida completa per riconoscere, prevenire e trattare il dolore lombare più comune

La lombalgia rappresenta una delle problematiche muscolo-scheletriche più diffuse nella popolazione mondiale, interessando circa l’80% delle persone almeno una volta nella vita. Questo disturbo, comunemente conosciuto come “mal di schiena basso”, può manifestarsi in diverse forme e intensità, influenzando significativamente la qualità della vita quotidiana. Comprendere le cause, riconoscere i sintomi e conoscere le opzioni terapeutiche disponibili è fondamentale per affrontare efficacemente questa condizione e prevenire recidive future.


Cos’è la lombalgia: definizione e tipologie

La lombalgia è definita come un dolore localizzato nella regione lombare della colonna vertebrale, precisamente tra la dodicesima costola e le pieghe glutee inferiori. Dal punto di vista medico, si distinguono diverse tipologie di lombalgia in base alla durata dei sintomi. La lombalgia acuta ha una durata inferiore alle 6 settimane, quella subacuta si protrae dalle 6 alle 12 settimane, mentre la forma cronica persiste oltre i 3 mesi. La classificazione più comune distingue tra lombalgia meccanica, causata da problemi strutturali della colonna, e lombalgia infiammatoria, legata a processi infiammatori sistemici. Inoltre, si può differenziare tra lombalgia specifica, quando è identificabile una causa precisa, e aspecifica, quando non è possibile individuare una patologia sottostante specifica.


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Le principali cause del dolore lombare

Le cause della lombalgia sono molteplici e spesso interconnesse tra loro. Tra i fattori più comuni troviamo le contratture muscolari, spesso dovute a movimenti bruschi, sollevamento di pesi in modo scorretto o mantenimento di posture scorrette per periodi prolungati. Le problematiche discali, come protrusioni ed ernie del disco, rappresentano un’altra causa frequente, particolarmente nelle fasce d’età tra i 30 e i 50 anni. L’artrite e l’artrosi delle faccette articolari vertebrali sono cause tipiche della lombalgia negli anziani, mentre la stenosi spinale può provocare dolore associato a claudicatio neurogenica. Altri fattori scatenanti includono traumi diretti, stress psicologico, sovrappeso, sedentarietà e predisposizione genetica. È importante sottolineare che spesso la lombalgia è multifattoriale, risultando dalla combinazione di più elementi causali.


Sintomi e segnali d’allarme da non sottovalutare

I sintomi della lombalgia possono variare notevolmente da persona a persona. Il dolore può essere localizzato esclusivamente nella zona lombare oppure irradiarsi lungo gli arti inferiori, configurando il quadro della lombosciatalgia. L’intensità può spaziare da un fastidio sordo e continuo a un dolore acuto e lancinante che limita significativamente i movimenti. Spesso si associano rigidità mattutina, difficoltà nei cambi di posizione e limitazione funzionale nelle attività quotidiane. Tuttavia, esistono alcuni segnali d’allarme che richiedono un intervento medico immediato: febbre associata al dolore lombare, perdita di controllo sfinterico, debolezza progressiva degli arti inferiori, dolore notturno intenso che non migliora con il riposo, e storia di tumori maligni. Questi sintomi potrebbero indicare patologie gravi come infezioni, tumori o sindrome della cauda equina.



Approcci terapeutici: dal conservativo al chirurgico

Il trattamento della lombalgia segue generalmente un approccio graduale, iniziando con terapie conservative. La gestione acuta prevede un breve periodo di riposo relativo, evitando l’immobilizzazione prolungata che può peggiorare la condizione. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano spesso la prima linea terapeutica per il controllo del dolore e dell’infiammazione. La fisioterapia riveste un ruolo cruciale nel trattamento, attraverso esercizi specifici per il rinforzo della muscolatura paravertebrale e del core, tecniche di mobilizzazione e terapie fisiche come TENS, ultrasuoni e laserterapia. Nelle forme più severe o croniche, possono essere considerati approcci più invasivi come infiltrazioni epidurali di corticosteroidi, blocchi delle faccette articolari o procedure di denervazione. L’intervento chirurgico è riservato ai casi in cui è presente una chiara correlazione tra sintomi e anomalie strutturali evidenti agli esami strumentali, e quando i trattamenti conservativi si sono dimostrati inefficaci.


Prevenzione: la chiave per evitare recidive

La prevenzione della lombalgia si basa su strategie multidisciplinari che coinvolgono modifiche dello stile di vita e abitudini quotidiane:

  • Mantenimento di un peso corporeo adeguato riduce significativamente il carico sulla colonna vertebrale
  • Un’attività fisica regolare e ben strutturata rinforza la muscolatura di sostegno.
  • È fondamentale imparare le corrette tecniche di sollevamento pesi, piegando le ginocchia e mantenendo la schiena dritta.
  • L’ergonomia del posto di lavoro gioca un ruolo cruciale: utilizzare sedie ergonomiche, mantenere il monitor del computer all’altezza degli occhi e fare pause frequenti durante il lavoro sedentario.
  • Gli esercizi di stretching quotidiano, particolare attenzione alla flessibilità dei muscoli ischiocrurali e dell’ileo-psoas, contribuiscono a mantenere una buona mobilità spinale.
  • La gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento, yoga o mindfulness può ridurre significativamente il rischio di sviluppare lombalgia cronica, considerando la stretta correlazione tra tensione psicologica e tensione muscolare.


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11 Giugno 2025 Cardiologia


Che cos’è la pressione alta (ipertensione)

La pressione arteriosa è la forza con cui il sangue scorre nei vasi sanguigni; quando questa forza supera i valori considerati normali — in genere 140/90 mmHg — si parla di ipertensione arteriosa. È una condizione molto diffusa, spesso silenziosa, che può restare asintomatica per anni ma danneggiare progressivamente cuore, cervello e reni. È quindi fondamentale monitorarla regolarmente, soprattutto dopo i 40 anni o in presenza di fattori di rischio.


I sintomi della pressione alta: quando preoccuparsi

Nella maggior parte dei casi, l’ipertensione è asintomatica, ma può manifestarsi con alcuni segnali come mal di testa ricorrenti, capogiri, nausea, disturbi visivi, affaticamento e ronzii alle orecchie. In presenza di questi sintomi, soprattutto se persistenti, è opportuno consultare il medico per un controllo approfondito. Misurare la pressione con regolarità, anche in farmacia o a casa con dispositivi affidabili, è il primo passo per la prevenzione.


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Perché la pressione alta è pericolosa: i rischi per la salute

L’ipertensione non controllata è uno dei principali fattori di rischio per infarti, ictus, scompenso cardiaco, aneurismi e insufficienza renale. Può anche danneggiare la retina, con conseguenti problemi alla vista. È per questo che viene spesso definita il “killer silenzioso”. Riconoscerla e intervenire tempestivamente riduce in modo significativo il rischio di complicanze gravi, migliorando la qualità e l’aspettativa di vita.


Diagnosi e monitoraggio: come tenere sotto controllo la pressione

La diagnosi si effettua con una misurazione ripetuta della pressione in condizioni di riposo, utilizzando un sfigmomanometro professionale. In alcuni casi, il medico può prescrivere un monitoraggio pressorio delle 24 ore (Holter pressorio) per valutare la pressione nell’arco della giornata. Presso il Centro Medico Fleming, è possibile effettuare controlli specialistici e accedere a percorsi personalizzati di prevenzione cardiovascolare, con il supporto di cardiologi esperti.



Stile di vita e alimentazione: alleati contro l’ipertensione

Una dieta equilibrata e uno stile di vita sano sono fondamentali per prevenire e gestire l’ipertensione. Si consiglia di:

  • ridurre il consumo di sale, alcol e cibi industriali,

  • privilegiare frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti ricchi di potassio,

  • mantenere un peso corporeo sano,

  • praticare attività fisica moderata ma regolare,

  • evitare il fumo.

Anche la gestione dello stress gioca un ruolo importante: tecniche come la mindfulness o lo yoga possono contribuire ad abbassare i valori pressori.


Quando ricorrere alle terapie farmacologiche

Nei casi in cui le modifiche dello stile di vita non siano sufficienti, il medico può prescrivere farmaci antipertensivi. Il trattamento va sempre personalizzato e monitorato nel tempo. È essenziale non sospendere mai la terapia senza aver prima consultato uno specialista. Il Centro Medico Fleming offre un servizio di follow-up personalizzato per i pazienti ipertesi, con controlli periodici e aggiustamento delle terapie in base all’evoluzione clinica.


Controllare la pressione, proteggere la vita

Tenere sotto controllo la pressione arteriosa è un investimento sulla propria salute futura. La prevenzione inizia con l’informazione, prosegue con i controlli regolari e si consolida con uno stile di vita sano e, se necessario, con cure mirate. Presso il Centro Medico Fleming puoi contare su un team di professionisti pronti ad accompagnarti passo dopo passo nella gestione dell’ipertensione.


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10 Giugno 2025 Ortopedia


Quando il dolore articolare non è più normale


Tutti possiamo sperimentare dolori articolari occasionali, magari dopo uno sforzo fisico intenso o una giornata impegnativa. Ma quando il dolore diventa ricorrente, persistente o limita i movimenti quotidiani, è importante non ignorarlo. Sintomi come rigidità mattutina, gonfiore, scricchiolii o debolezza muscolare possono essere segnali di una condizione articolare che necessita di attenzione specialistica.


I segnali che indicano la necessità di una visita ortopedica

Ecco alcuni sintomi da non sottovalutare:

  • Dolore che dura più di una settimana, anche a riposo

  • Difficoltà a compiere movimenti semplici (alzare il braccio, camminare, salire le scale)

  • Instabilità dell’articolazione (sensazione di “cedimento”)

  • Deformità visibili

  • Gonfiore persistente o rossore

  • Traumi o incidenti che hanno coinvolto articolazioni

Se avverti uno o più di questi segnali, una visita ortopedica può aiutarti a individuare la causa del problema e a ricevere un trattamento mirato.


Cosa fa l’ortopedico e perché rivolgersi a uno specialista

L’ortopedico è il medico specializzato nella diagnosi e cura delle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico: ossa, articolazioni, legamenti, tendini e muscoli. Grazie a una valutazione approfondita e, se necessario, a esami diagnostici come radiografie, ecografie o risonanze magnetiche, può identificare la causa del dolore e proporre soluzioni efficaci, dal trattamento conservativo (fisioterapia, farmaci) a quello chirurgico, se necessario.


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Hai bisogno di un’impegnativa? Serve la risonanza prima?

Domande comuni riguardano l’accesso alla visita:

  • “Serve la prescrizione del medico di base?” – No, nel nostro centro puoi prenotare direttamente.
  • “Devo portare esami già fatti?” – Se ne hai, portali con te. In caso contrario sarà il nostro ortopedico a valutare se sono necessari ulteriori accertamenti dopo la prima visita.

Al Centro Medico Fleming trovi ortopedici qualificati con esperienza pluriennale, strumentazione moderna per gli esami diagnostici. La tua salute articolare merita attenzione: prenotare una visita oggi può evitarti problemi più seri domani. Inoltre, il nostro staff ti accompagna in ogni fase, dalla diagnosi al trattamento personalizzato, in un ambiente accogliente e professionale.


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4 Giugno 2025 Visite specialistiche


Il cuore stanco: sintomi da non sottovalutare

Quando il cuore inizia a “stancarsi”, il corpo ci manda segnali chiari, ma spesso sottovalutati. Affanno anche dopo piccoli sforzi, battito irregolare, senso di oppressione al petto, gonfiore a piedi e caviglie o una stanchezza persistente possono essere segnali di un affaticamento cardiaco. Se vivi a Fondi, Terracina, Lenola, Monte San Biagio, Pico o Itri e avverti uno o più di questi sintomi, è il momento di prestare attenzione.


Le cause dell’affaticamento cardiaco

Il cuore può affaticarsi per molte ragioni: ipertensione non controllata, diabete, obesità, stress cronico, sedentarietà, abuso di alcol o fumo. Anche patologie pregresse come infarti o cardiomiopatie possono influire sulla funzionalità cardiaca. Riconoscere tempestivamente le cause permette di intervenire in tempo e migliorare significativamente la qualità della vita.


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Perché rivolgersi subito al cardiologo può salvarti la vita

Un controllo specialistico può fare la differenza tra la prevenzione e l’aggravamento della condizione. Il cardiologo è in grado di eseguire esami diagnostici mirati, valutare la funzionalità cardiaca e impostare un percorso terapeutico personalizzato. Presso il Centro Medico Fleming, le visite cardiologiche sono eseguite con strumentazioni moderne e da professionisti esperti, capaci di guidarti in un percorso di cura efficace.


La visita cardiologica al Centro Medico Fleming: cosa aspettarsi

Durante la visita cardiologica presso il nostro centro, il medico effettua un’anamnesi completa, l’auscultazione del cuore, la misurazione della pressione e, se necessario, esami come elettrocardiogramma (ECG), ecocardiogramma, test da sforzo o holter cardiaco. Ogni visita è pensata per offrire diagnosi precise e indicazioni chiare per la salute del tuo cuore.


Prevenzione e stile di vita: i consigli del cardiologo

Oltre alla visita specialistica, il cardiologo ti guiderà in un percorso di prevenzione che include: alimentazione sana, attività fisica moderata, controllo del peso, monitoraggio della pressione e riduzione dello stress. Un approccio integrato, unito alla diagnosi precoce, è il modo migliore per proteggere il cuore a lungo termine.


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29 Maggio 2025 Dermatologia


Melanoma cutaneo: cos’è, come riconoscerlo e perché prevenirlo

Il melanoma cutaneo è un tumore maligno della pelle che origina dai melanociti, le cellule incaricate di produrre melanina, il pigmento che protegge la pelle dai raggi ultravioletti (UV). Pur rappresentando una percentuale ridotta rispetto agli altri tumori della pelle, il melanoma è il più aggressivo e pericoloso, con un alto rischio di metastasi se non diagnosticato in tempo.


A chi può venire il melanoma? Fattori di rischio

L’esposizione prolungata e non protetta al sole è il principale fattore di rischio, insieme all’uso frequente di lampade e lettini abbronzanti. Ma non è l’unico. Le persone con le seguenti caratteristiche sono maggiormente a rischio:

  • Pelle chiara, occhi azzurri o verdi, capelli biondi o rossi

  • Numerosi nei, lentiggini o nei atipici

  • Scottature solari, soprattutto durante l’infanzia o adolescenza

  • Familiarità con casi di melanoma in famiglia

  • Sistema immunitario debole o compromesso

  • Malattie genetiche rare come lo xeroderma pigmentoso


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Diffusione del melanoma in Italia

Secondo i dati AIRTUM, nel 2023 sono stati diagnosticati circa 12.700 nuovi casi di melanoma in Italia. È uno dei tumori più comuni nei giovani adulti sotto i 50 anni, con una maggiore incidenza tra i 30 e i 45 anni, soprattutto nelle donne.


Come riconoscere un melanoma: la regola ABCDE

Individuare il melanoma in fase iniziale può fare la differenza. Un neo sospetto può presentare cambiamenti visibili nel tempo. Per riconoscerlo, è utile seguire la regola ABCDE:

  • A – Asimmetria: una metà del neo è diversa dall’altra

  • B – Bordi irregolari o frastagliati

  • C – Colore disomogeneo: variazioni di marrone, nero, rosso o blu

  • D – Diametro superiore a 6 mm

  • E – Evoluzione: cambiamento rapido di forma, colore o dimensioni

Attenzione anche a prurito, sanguinamento, infiammazione, dolore o comparsa di noduli attorno a un neo esistente: sono segnali da non trascurare.



Prevenzione del melanoma: come proteggere la pelle

La prevenzione comincia con comportamenti quotidiani consapevoli. Ecco le principali regole per prevenire il melanoma e altre lesioni cutanee:

  • Evita l’esposizione al sole tra le 10:00 e le 16:00

  • Applica creme solari ad ampio spettro (SPF 30 o superiore) ogni 2 ore

  • Proteggi la pelle con cappelli, occhiali da sole e abbigliamento adatto

  • Evita l’uso di lampade e lettini solari

  • Controlla periodicamente i nei, anche tramite auto-osservazione davanti allo specchio


Diagnosi precoce: perché è fondamentale

La diagnosi precoce del melanoma aumenta significativamente le possibilità di guarigione. Un controllo dermatologico con dermatoscopia digitale (epiluminescenza) consente di individuare lesioni sospette in fase iniziale.

In presenza di una lesione anomala, lo specialista può effettuare:

  • Biopsia cutanea, per l’analisi istologica del tessuto

  • Esami di imaging avanzati (TAC, PET, risonanza magnetica), se si sospetta una diffusione

  • Analisi genetico-molecolari, utili per definire terapie personalizzate in caso di melanoma avanzato


Centro Medico Fleming: mappatura nei e diagnosi del melanoma

Presso il Centro Medico Fleming puoi effettuare:

  • Visite dermatologiche specialistiche

  • Mappatura digitale dei nei con tecnologia ad alta precisione

  • Controlli preventivi periodici per la diagnosi precoce del melanoma e di altre patologie cutanee

Il nostro centro è dotato di un avanzato sistema di videodermatoscopia digitale, che consente una valutazione accurata e non invasiva della pelle.


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Non aspettare che un semplice neo diventi un problema serio.
Prenota oggi stesso la tua visita dermatologica presso il Centro Medico Fleming e scopri se i tuoi nei sono davvero innocui. La prevenzione del melanoma comincia da un controllo.


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Centro diagnostico A. Fleming S.r.l.

Il Centro Diagnostico A. Fleming è un importante punto di riferimento per le analisi cliniche a Fondi e in provincia. Con l'ausilio di moderne apparecchiature e personale specializzato, il centro è in grado di soddisfare una vasta gamma di prestazioni. Il centro è in regime di accreditamento con il S.S.N.

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